venerdì 3 giugno 2011

10 - discorsi - demostene terza filippica

Di questi, alcuni, o Ateniesi, sono impegnati solo a salvaguardare quello stato di cose che garantisce loro prestigio e potere e non si curano affatto delle conseguenze future, e dunque neppure voi pensano che dobbiate curarvene; altri, accusando e calunniando quelli che hanno responsabilità di comando, null'altro fanno che agire in modo che la città prenda misure punitive contro se stessa ed esaurisca in questo tutto il suo impegno, e intanto Filippo possa parlare e agire come vuole. 3 Una politica di questo genere è ormai la consuetudine per voi, ma è la causa delle vostre sciagure. Io vi chiedo, o Ateniesi, di non reagire adirandovi con me se vi dico liberamente qualche verità. Osservate: voi ritenete che negli altri campi la libertà di parola debba essere un diritto comune a tutti quanti vivono nella nostra città a tal punto che l'avete concessa anche agli stranieri e agli schiavi, e si potrebbe osservare che molti schiavi qui presso di noi hanno più possibilità di dire quello che vogliono che dei cittadini in altre città; eppure l'avete completamente bandita dalle assemblee in cui si esercita l'attività deliberativa. 4 Il risultato è che nelle assemblee andate in visibilio davanti alle adulazioni ascoltando solo dei discorsi che mirano a compiacervi, mentre nella realtà dei fatti correte ormai i rischi più gravi. Se dunque anche ora è questo il vostro atteggiamento, non ho nulla da dire; se invece vorrete ascoltare quello che è nei vostri interessi al di fuori di ogni adulazione, sono pronto a parlare. Anche se, infatti, i nostri affari vanno molto male e molto è stato perduto, tuttavia è possibile ancora porre un rimedio a tutta questa situazione, se vorrete adottare i provvedimenti necessari. 5 E forse ciò che sto per dire è paradossale, ma è la verità: proprio quello che in passato è stato l'aspetto più negativo della situazione, è quello che risulta il più positivo per l'avvenire. Di che si tratta? Del fatto che le cose vanno male perché voi non fate nulla di ciò che è necessario, né poco né molto; perché, se tale fosse la situazione pur compiendo voi tutto il vostro dovere, non si potrebbe nemmeno sperare in un miglioramento. 

E noi tutti, pur subendo questi soprusi, indugiamo in preda al torpore volgendo lo sguardo ai popoli vicini, e intanto diffidiamo gli uni degli altri, ma non di chi commette torti nei confronti di tutti noi. Eppure, chi si comporta in modo così brutale con tutti, che cosa credete che farà una volta che vi abbia ridotti in suo potere uno per uno? 36 Ma qual è la causa di tutto questo? Perché non è senza una ragione e un giusto motivo che i Greci allora erano così pronti a difendere la loro libertà e adesso lo sono a farsi schiavi. Allora c'era, o Ateniesi, c'era qualcosa nel modo di pensare della maggior parte della gente che adesso non esiste più, che ha vinto la ricchezza dei Persiani, che manteneva libera la Grecia, senza subire sconfitte, né per terra né per mare, la cui scomparsa ora ha provocato la rovina generale e ha sconvolto tutto in Grecia. 37 Che cos'era dunque? Niente di particolare o di sofisticato, ma il fatto che tutti quanti avevano in odio quelli che prendevano denaro da chi voleva dominare o mandare in rovina la Grecia, ed era pericolosissimo essere riconosciuti colpevoli di corruzione e severissime erano le pene con le quali si puniva questa colpa, senza indulgenza alcuna e senza remissione. 38 L'occasione favorevole che presenta ogni circostanza, che la sorte offre spesso anche a chi non si cura delle cose a danno di chi si dimostra solerte non era possibile comperarla dagli oratori o dagli strateghi, e neppure la concordia civile o la diffidenza verso i tiranni e i barbari, e, in breve, niente di tutto questo. 39 Ma ora tutto ciò è stato venduto come al mercato, e in cambio sono state introdotte quelle che sono le cause della rovina e del malessere della Grecia. Quali sono? L'invidia se qualcuno si lascia corrompere; il riso, se lo confessa; il perdono per chi è dimostrato colpevole; l'odio per chi lo rimprovera; e tutto il resto che ha a che fare con la corruzione. 40 Giacché di triremi, quantità di uomini, abbondanza di ricchezze e degli altri mezzi, e di tutte le risorse in base alle quali si può giudicare la potenza delle città, tutti quanti i Greci sono di gran lunga più dotati ora rispetto al passato; ma queste risorse sono rese inutili, inefficaci e vane da coloro che le mettono in vendita.