venerdì 3 giugno 2011

10 - discorsi - demostene terza filippica

Di questi, alcuni, o Ateniesi, sono impegnati solo a salvaguardare quello stato di cose che garantisce loro prestigio e potere e non si curano affatto delle conseguenze future, e dunque neppure voi pensano che dobbiate curarvene; altri, accusando e calunniando quelli che hanno responsabilità di comando, null'altro fanno che agire in modo che la città prenda misure punitive contro se stessa ed esaurisca in questo tutto il suo impegno, e intanto Filippo possa parlare e agire come vuole. 3 Una politica di questo genere è ormai la consuetudine per voi, ma è la causa delle vostre sciagure. Io vi chiedo, o Ateniesi, di non reagire adirandovi con me se vi dico liberamente qualche verità. Osservate: voi ritenete che negli altri campi la libertà di parola debba essere un diritto comune a tutti quanti vivono nella nostra città a tal punto che l'avete concessa anche agli stranieri e agli schiavi, e si potrebbe osservare che molti schiavi qui presso di noi hanno più possibilità di dire quello che vogliono che dei cittadini in altre città; eppure l'avete completamente bandita dalle assemblee in cui si esercita l'attività deliberativa. 4 Il risultato è che nelle assemblee andate in visibilio davanti alle adulazioni ascoltando solo dei discorsi che mirano a compiacervi, mentre nella realtà dei fatti correte ormai i rischi più gravi. Se dunque anche ora è questo il vostro atteggiamento, non ho nulla da dire; se invece vorrete ascoltare quello che è nei vostri interessi al di fuori di ogni adulazione, sono pronto a parlare. Anche se, infatti, i nostri affari vanno molto male e molto è stato perduto, tuttavia è possibile ancora porre un rimedio a tutta questa situazione, se vorrete adottare i provvedimenti necessari. 5 E forse ciò che sto per dire è paradossale, ma è la verità: proprio quello che in passato è stato l'aspetto più negativo della situazione, è quello che risulta il più positivo per l'avvenire. Di che si tratta? Del fatto che le cose vanno male perché voi non fate nulla di ciò che è necessario, né poco né molto; perché, se tale fosse la situazione pur compiendo voi tutto il vostro dovere, non si potrebbe nemmeno sperare in un miglioramento. 

E noi tutti, pur subendo questi soprusi, indugiamo in preda al torpore volgendo lo sguardo ai popoli vicini, e intanto diffidiamo gli uni degli altri, ma non di chi commette torti nei confronti di tutti noi. Eppure, chi si comporta in modo così brutale con tutti, che cosa credete che farà una volta che vi abbia ridotti in suo potere uno per uno? 36 Ma qual è la causa di tutto questo? Perché non è senza una ragione e un giusto motivo che i Greci allora erano così pronti a difendere la loro libertà e adesso lo sono a farsi schiavi. Allora c'era, o Ateniesi, c'era qualcosa nel modo di pensare della maggior parte della gente che adesso non esiste più, che ha vinto la ricchezza dei Persiani, che manteneva libera la Grecia, senza subire sconfitte, né per terra né per mare, la cui scomparsa ora ha provocato la rovina generale e ha sconvolto tutto in Grecia. 37 Che cos'era dunque? Niente di particolare o di sofisticato, ma il fatto che tutti quanti avevano in odio quelli che prendevano denaro da chi voleva dominare o mandare in rovina la Grecia, ed era pericolosissimo essere riconosciuti colpevoli di corruzione e severissime erano le pene con le quali si puniva questa colpa, senza indulgenza alcuna e senza remissione. 38 L'occasione favorevole che presenta ogni circostanza, che la sorte offre spesso anche a chi non si cura delle cose a danno di chi si dimostra solerte non era possibile comperarla dagli oratori o dagli strateghi, e neppure la concordia civile o la diffidenza verso i tiranni e i barbari, e, in breve, niente di tutto questo. 39 Ma ora tutto ciò è stato venduto come al mercato, e in cambio sono state introdotte quelle che sono le cause della rovina e del malessere della Grecia. Quali sono? L'invidia se qualcuno si lascia corrompere; il riso, se lo confessa; il perdono per chi è dimostrato colpevole; l'odio per chi lo rimprovera; e tutto il resto che ha a che fare con la corruzione. 40 Giacché di triremi, quantità di uomini, abbondanza di ricchezze e degli altri mezzi, e di tutte le risorse in base alle quali si può giudicare la potenza delle città, tutti quanti i Greci sono di gran lunga più dotati ora rispetto al passato; ma queste risorse sono rese inutili, inefficaci e vane da coloro che le mettono in vendita.

 

sabato 28 maggio 2011

Veltroni: "Chi è D'Alema? Un comunista, amico dei terroristi arabi"
M
assimo D’Alema ha un limite più forte di lui: in fondo all’animo resta sempre un comunista e al momento buono questa sua formazione ideologica salta fuori. Parola di uno che lo conosce come le sue tasche: Walter Veltroni. È il 26 febbraio 2008, siamo all’inizio dell’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento italiano. Romano Prodi è già ko insieme al suo governo, Silvio Berlusconi già marcia verso palazzo Chigi. Il suo avversario questa volta è proprio Veltroni. Sembra battuto in partenza, ma i primi sondaggi lo accreditano di una certa rimonta. Il politico è noto, ma nel governo ha sempre avuto ruoli di secondo piano. Non è così conosciuto a livello internazionale. Per questo il 26 febbraio l’ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, invita a pranzo Veltroni. Insieme affrontano tutte le questioni internazionali che interessano gli Usa, comprese alcuni comportamenti di politica estera del governo Prodi che hanno allarmato il principale alleato italiano. Tutto il colloquio poi viene fedelmente trascritto dall’ambasciatore e inviato alla segreteria di Stato americana. E il rapporto Spogli nel silenzio generale ora è finito su Wikileaks.

Si parla di politica italiana, della campagna elettorale, di politica economica, di questioni energetiche e soprattutto dei dossier internazionali del momento. A un certo punto Spogli mostra a Veltroni una entusiastica dichiarazione del ministro degli Esteri uscente del governo Prodi, che era appunto D’Alema, con cui si congratulava per l’assunzione del potere a Cuba da parte di Raul Castro. «Veltroni», scrive Spogli alla segreteria di Stato Usa, «è apparso imbarazzato e ha detto che spesso il retroterra ideologico di D’Alema salta fuori dalle sue dichiarazioni». Una presa di distanza notevole, sia pure in un colloquio riservato che probabilmente Veltroni immaginava sarebbe restato fra le mura dell’ambasciata. Ma non è stata l’unica sciabolata del fondatore del Pd verso il rivale di partito da una vita. Quando si è passati ad affrontare il dossier sul Medio Oriente Veltroni è passato dalla sciabola al bazooka nei confronti di D’Alema. Ecco come ha annotato il colloquio Spogli: «Veltroni è stato aspramente critico sull’atteggiamento di D’Alema nei confronti di Israele, e in particolare ha aggiunto testualmente che “non si possono fare affari con organizzazioni terroristiche” come Hamas e gli Hezbollah».

Dunque per Veltroni D’Alema era un ex comunista che cercava di nasconderlo, ma poi inciampava sempre nel peccato originale ideologico, e da ministro degli Esteri aveva tanto pelo sullo stomaco da cercare di fare affari con i terroristi palestinesi. Bel ritratto offerto agli americani dell’uomo che in quel momento era ancora ufficialmente ministro degli Esteri di un governo di centrosinistra.

Pur di accreditarsi con gli americani però Veltroni sembrava pronto a dire di tutto. Anche a prendere le distanze da Prodi, presidente del Consiglio in carica. Quando il pranzo è virato sulla questione iraniana infatti Spogli si è lamentato spiegando che l’atteggiamento di Prodi verso l’Iran è stato il dossier di politica estera italiana che più ha causato frizioni con gli Stati Uniti. L’ambasciatore «ha citato il caso delle sanzioni economiche verso l’Iran, criticando il governo Prodi per i suoi frequenti incontri ad alto livello con leader del governo iraniano».

20 - scandali - figlio visco

Roma, casa 'regalata' a Visco Junior

Il Comune (di Veltroni) nel 2006 vende a prezzo di favore l'immobile al figlio dell'ex ministro di Prodi. E non è il solo caso

Libero-news.it
D
opo la Finocchiaro, il figlio di Visco. Affittopoli romana colpisce ancora, e sempre un grosso nome del Partito democratico. Come scritto da Franco Bechis su Libero oggi in edicola, il 30 ottobre 2006 Gabriele Visco, figlio dell'allora viceministro dell’Economia del governo Prodi, Vincenzo, acquista una casa alle spalle di piazza Campo dei Fiori, a Roma. Gliela vende dopo un'asta andata deserta il Comune di Roma, guidato da Walter Veltroni, attraverso la finanziaria Campidoglio finance. Incroci piuttosto pericolosi. La transazione desta scalpore per i risvolti economici: Visco jr ha pagato 910mila euro per un appartamento al piano nobile da 154 metri quadrati (più una cantina da 40 metri quadrati). La base d'asta era 748mila euro per l'appartamento e 23.100 per la cantina. Un rialzo, dunque, del 20% mentre la media in questo tipo di operazioni è del 60%. Il prezzo a metro quadrato è stato di poco superiore ai 5.500 euro, mentre in quella zona il prezzo di mercato era all'epoca di superiore ai 20mila euro. Oggi, dopo tempi di crisi per il mattone, le agenzie private propongono offerte che oscillano fra i 12mila e i 17mila euro al metro quadrato. Il "periodo fortunatissimo" di Gabriele Visco, ricorda ancora Bechis, continuò con l'assunzione come dirigente a Sviluppo Italia, società controllata proprio dal ministero dell'Economia.

SVENDOPOLI - Non c'è solo Visco Junior nell'elenco dell'Affittopoli/Svendopoli capitolina. Un elenco di oltre 2mila immobili 'offerti' a prezzi di favore tra 2001 e 2007. Il risultato? Il Comune ha incassato appena il 15% del suo valore di mercato. Colpa soprattutto delle associazoni, che godono di canoni ribassati dell'80%. A sorridere di più sono infatti i partiti,spesso addirittura morosi. E' il caso della sede Pd in via Angeli 141-143, zona Casal Bruciato: la sezione paga 491,99 euro al mese di affitto ma deve ancora alle casse comunali 13.279,89 euro. Per Sel e Acli, 'domiciliati' in via Vicopisano 91-93, 2.027 euro di morosità. Nono solo borgata. In centro, a Trastevere, Rifondazione comunista paga solo 3.755 euro. All'anno.

LE REAZIONI - "La verità sullo scandalo affittopoli a Roma e nel Lazio è che la sinistra ha dato case agli amici a prezzi di favore. Fa la moralista a senso unico, mentre invece si deve fare chiarezza": è questo il commento del presidente dei senatori del Popolo della libertà, Maurizio Gasparri.

giovedì 26 maggio 2011

TOGHE EVERSIVE, ECCO PERCHE' SERVE UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA

TOGHE EVERSIVE, ECCO PERCHE' SERVE UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA

Da "IL GIORNALE" di martedì 10 maggio 2011
Toghe eversive, ecco perché serve una commissione d`inchiesta Il premier rilancia: KVer ficare l`esistenza di un`associazione a delinquere fra i Pw Nello statuto di Magistratura democratica la conferma della loro militanza politica Anna Maria Greco Roma Silvio Berlusconi vuole «una commissione d`inchiestaper evidenziare se all`interno della magistratura ci sia un`associazione con fini a delinquere».
Il premier ne parla uscendo dal tribunale di Milano, dopo l`udienza del processo Mills, ma non è una novità assoluta se l`ultima proposta di legge sull`uso politico della giustizia, presentata a febbraio 2010 da Jole Santelli e Giorgio Stracquadanio, ripropone quella firmata da Fabrizio Cicchetto e Michele Saponara nel 2001.
Il Cavaliere e i suoi pensano a quella magistratura militante, con le bandiere rosse e lo spirito fortemente ideologizzato, che da sempre è stata in stretto collegamento con il Pci prima e i suoi eredi poi, fino all`attuale Pd, ma anche con Rifondazione comunista, Pdci e alcune forze extraparlamentari.
Chi si sorprende e si sgomenta, come Osvaldo Napoli del Pdl, di fronte al documento costitutivo di Magistratura democratica, forse non ha seguito negli anni la storia del collateralismo politico di questa corrente di sinistra delle toghe.
Il vicepresidente dei deputati pidiellini invita tutti a rileggere quel testo, mentre si onorano i magistrati vittime del terrorismo e infuri ala polemica, con il solito Umberto Bossi che prende le distanze: «Commissione d`inchiesta? Non so cosa sia. Non parlo di magistrati, perché ce n`è qualcuno stronzo ma uno non può dire che siano tutti stronzi».
Più che un sindacato, Md in effetti appare come una formazione «combattente» che vuole attuare un ben preciso modello politico-sociale. «Occorre rendere esplicito - si legge nell`atto di nascita - il fondamento ideologico degli obiettivi che l`associazione propugna. In altre parole oc- corre inserire codesti obiettivi in un`organica concezione della società e dello Stato».
Dalla fondazione a Bologna nel 1964, la corrente negli anni si organizza, meticolosamente e capillarmente sul territorio, per reclutare, formare, indottrinare e pungolare schiere di magistrati «impegnati» in un preciso progetto politico.
Dice ancora l`atto di fondazione:
«Il movimento si pone di indirizzare l`attività associativa ad una radicale svolta che la situazione generale del Paese e le aspettative in essa prepotentemente affiorate rivelano ormai matura. Tali aspettative si concretano nella richiesta ogni ora più pressante di rottura delle strutture istituzionali ereditate da un lontano e tragico passato e nella esigenza di instaurare la nuova tavola di valori scaturita dalla Resistenza e consacrata nella Costituzione».
Bastano pochi anni adAdolfo Beria d`Argentine per capi- re che Md è troppo organica al partito della falce e martello e addirittura vicina a forze extraparlamentari così fanatiche e violente da fiancheggiare il terrorismo. È lui, nel 1969 a guidare gli scissionisti che lasciano la corrente e fondano il movimento «Impegno costituzionale».
Md negli anni si alimenta agli scritti di giuristi come Franco Bricola, Giorgio Ghezzi, Stefano Rodotà, Franco Cordero, Gustavo Zagrebelsky.
E continua a richiedere una precisa scelta di campo ai suoi iscritti, superando i timori di eventuali accuse. «Il superamento del piano corporativo - dice ancora l`atto fondativo - inevitabilmente comporta una presa di posizione ideo logica, perché ad essa ci si è sempre inconsciamente o consciamente sottratti evidentemente nell`erroneo timore che l`affrontarla conducesse ad assumere una qualificazione politica determinata».
Un timore, viene da dire, non così erroneo.
IN ROSSO È ancora scontro fra Silvio Berlusconi e i magistrati di Milano Durante una pausa dei processo Mills il premier ha auspicato la creazione di una commissione d`inchiesta suiruso politico della giustizia.
A Montecitorio c`è già una proposta del Pdl per istituirla [Ansa] Quaranta onorevoli 007 per indagare sui rapporti tra giudici e partiti Presentata alla Camerail4 febbraio 2010, la proposta di legge che ha come prima firmataria Jole Santelli (Pdl) prevedeunacommissione di inchiesta sull`uso politico della giustizia. Sarebbe formata da 20 senatori e 20 deputati, scelti dai presidenti delle Camere in modo proporzionale alle forze politiche. Entro un anno dovrebbe accertare:
irapportifra partitie magistratura;
presunti obiettivi politici delle toghe; l`influenza delle correnti su giudici e pm; l`esistenza di casi di esercizio mirato dell`azione penale; l`esistenza dicasi dimancato o ritar dato esercizio dell`azione penale afini extragiudiziari;
se singoli esponenti o gruppi nella magistratura abbiano agito per interferire con l`attività parlamentare e di governo; se e come vada riformato l`ordinamento giudiziario e le procedure penali e civili per «garantire il funzionamento equo, celere e imparziale della giustizia». La commissione avrebbe gli stessi poteri dell`autorità giudiziaria per svolgere le indagini.
Di fronte a essa non si potrebbe opporre il segreto di Stato.

Magistratura democratica

29th May 2009, 12:22
Magistratura democratica è il nome di una delle associazioni in cui è organizzata al suo interno la magistratura italiana, in particolare con funzioni di rappresentanza nell'ambito degli organismi di autogoverno dell'ordinamento giudiziario, quali il Consiglio Superiore della Magistratura (http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_Superiore_della_Magistratura) (CSM).
Fra gli organismi associativi della magistratura, Magistratura democratica si caratterizza per un'ispirazione ideologica maggiormente di sinistra ed improntata alla difesa dell'autonomia e indipendenza del potere giudiziario rispetto agli altri poteri dello stato, in un'ottica che per questo in passato ha spesso trovato punti di corrispondenza nell'azione politica del Partito Comunista Italiano e della sinistra extraparlamentare, e di partiti quali Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e le correnti di sinistra del Partito Democratico nel contesto politico attuale. MD è stata fondata a Bologna il 4 luglio 1964 (http://it.wikipedia.org/wiki/1964), e ha visto progressivamente crescere il proprio peso all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati (http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_Nazionale_Magistrati). Nel 1969 (http://it.wikipedia.org/wiki/1969) una scissione interna ha dimezzato i risultati alle elezioni dell'ANM del 1970 (http://it.wikipedia.org/wiki/1970) rispetto alle precedenti. Gli aderenti a MD si divisero in due parti: la prima rimase appunto all'interno di Magistratura Democratica, la seconda (guidata da Adolfo Beria d’Argentine) uscì da MD e confluì nel movimento "Impegno Costituzionale". Il gruppo di "Impegno Costituzionale" contestava lo spirito fanatico e antidemocratico dei membri di MD, e in particolare l'atteggiamento di ambiguità o di approvazione nei confronti dei militanti violenti delle organizzazioni di estrema sinistra e del nascente terrorismo [1] (http://it.wikipedia.org/wiki/Magistratura_democratica#cite_note-0). Nelle elezioni del 1999 (http://it.wikipedia.org/wiki/1999) e del 2003 (http://it.wikipedia.org/wiki/2003) è risultata seconda dietro al gruppo Unità per la Costituzione (http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Unit%C3%A0_per_la_Costituzione&action=edit&redlink=1). MD è inserita nel circuito Medel (Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés), una rete di associazioni di magistrati di vari Paesi europei.
Magistratura democratica ha circa 900 aderenti in tutta Italia.
Gli Organi di Magistratura democratica sono: - Il Congresso costituito da tutti gli iscritti, che possono partecipare personalmente o a mezzo di delegati eletti secondo le norme dello statuto dell'Anm; ogni delegato non può rappresentare più di dieci aderenti; - Il Consiglio Nazionale composto da venti consiglieri, dieci uomini e dieci donne, eletti ogni due anni durante il Congresso; - Il Comitato Esecutivo composto dal Segretario Generale e da nove membri, eletti fra i componenti del Consiglio Nazionale; è presieduto dal Segretario Nazionale; - Le sezioni, costituite nell'ambito territoriale di ciascun distretto di corte d'appello o di più distretti finitimi; ogni assemblea di Sezione designa al suo interno un Segretario; le sezioni hanno una loro autonoma organizzazione interna.
fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Magistratura_democratica


Ho messo in rosso le parti + inquietanti.

Sul web si dovrebbero trovare anche alcuni estratti dei vari congressi*, che fanno comprendere meglio (ove fosse ancora necessario) quali siano gli scopi che questa associazione si prefigge.

* cominciate da qui il vostro approfondimento sull'argomento
congresso magistratura democratica - Cerca con Google=


ZORG :maddai:

Md secondo Berlusconi

Md secondo Berlusconi

Ecco cosa sarebbe Magistratura democratica secondo il Presidente del Consiglio:

un manto protettivo steso sulle cooperative, sulle giunte rosse e ora, addirittura, sul titolare di un noto marchio di scarpe, che ci userebbe per nascondere non meglio precisati "scheletri negli armadi". E ancora: "una protesi della sinistra, un cancro della democrazia, magistrati che usano due pesi e due misure, una corporazione costituitasi in partito politico, impiegati dello Stato che con i soldi dei cittadini lavorano alacremente per cercare qualunque cosa contro il Presidente del Consiglio, uno scandalo", eccetera. Cito alla rinfusa dai ritagli stampa da febbraio in poi, ce n'è per tutti i gusti e per ogni pubblico televisivo e per ogni comizio urlante.

Come ha scritto Franco Ippolito, si tratta di accuse ad un tempo calunniose e ridicole, oltretutto pronunciate da chi ha demolito la giustizia a colpi di leggi-vergogna e di una inefficienza quotidiana cercata e perseguita con ogni mezzo; ma per magistrati come noi sono affermazioni infamanti, contro le quali ci tuteleremo, a tempo debito e nelle sedi opportune.

Questo continuo spot e questa ricerca spasmodica del ruolo di vittima sacrificale di "congiure" di ogni tipo (la libera stampa e persino la Confindustria hanno avuto lo stesso trattamento di solito a noi riservato) dimostrano in chi li pratica l'inesistenza di argomenti ed una "cultura" formatasi nei talk-show e nei reality, dove chi grida di pi pensa di avere per questo ragione.

Magistratura democratica continua, con serenità e fermezza, nella sua attività di gruppo di magistrati tenuti assieme dall'amore per "questa" Costituzione, dai principi dello Stato di diritto e dal nostro unico scopo comune: rendere una giustizia che affermi i diritti e che sia un servizio credibile per i cittadini. Non ci faranno tacere e non ci lasceremo intimidire da fandonie di questo genere.

21 03 2006

Documento di 20 compagni di Magistratura democratica

trovato in rete - chissa se e' vero
 
Documento di 20 compagni
di Magistratura democratica

La nostra presenza all'interno di un settore, la Magistratura, ancora una volta sottoposta a pressioni per le nuove dimensioni dello scontro sociale in atto, ci spinge a proporre alle forze della sinistra una riflessione sui dati di realtà sociale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Un'importante occasione di dibattito ci pare è auspicabile, riesca ad assumere dimensioni di massa e che è importante arricchire il convegno di Bologna del 23 25 settembre prossimo, si tratta di una scadenza che di contributi da esperienze di lavoro politico e professionale; oltre che di quelle provenienti dai diretti protagonisti delle lotte degli ultimi mesi.
Siamo consapevoli dei rischi di strumentalizzazione di parte o di generazioni avventuristiche che aleggiano, anche se ingigantiti da una stampa interessata, intorno al convegno di Bologna. Sono comunque pericoli che non possono essere su,perati né da una ghettizzazione delle forze sociali e politiche che agiscono all'interno del convegno, né tanto meno da una aprioristica attribuzione a queste forze di un ruolo e di una volontà di provocazione.
Essenziale, viceversa, è assicurare tutte quelle presenze che riescano ad inserirsi nella domanda di dibattito politico posta dal movimento come una sua esigenza reale. In questo senso rivolgiamo questa riflessione anche ai compagni che militano nell'area della sinistra storica, che riteniamo debbano essere investiti dal dibattito. Questo anche per accettare, come intellettuali, l'invito a « sporcarsi » cioé a confrontarsi, pur da posizioni divergenti, con le varie forze della sinistra.
Ancora una volta è di attualità il tema della repressione e dell'assetto dello stato. Una risposta agli interrogativi che su questo tema si sono proposti non può che prendere le mosse dalla profonda svolta politica che l'accordo a sei ha ufficialmente sancito.
Per questa via si sta producendo un profondo processo di impoverimento di quegli strumenti ideologici che in passato avevano consentito alla classe operaia di bloccare gli attacchi più massicci portatele contro in questi anni.
Ad esempio, ieri si individuava con chiarezza il preciso segno di classe nella gestione della strategia della tensione. Oggi, gli episodi di cui quella stessa strategia continua ad alimentarsi, sono attribuiti genericamente all'azione di un oscuro nemico di tutte le classi o di una tessitura di trame importate dall'estero, trascurando di individuare la matrice politica. Alla denunzia del ruolo giocato dai vari apparati dello stato nell'attacco si è sovrapposto il concetto acritico di istituzione il cui segno è comunque democratico anche quando la struttura interna, i metodi di gestione, la incapacità di aprirsi ad un controllo popolare sono rimasti sostanzialmente immutati.
La preoccupazione conseguente all'accordo a sei di mantenere il difficile equilibrio tra le forze politiche, porta all'indebolimento anche di quelle forze innovatrici interne alle istituzioni, come Magistratura democratica, che non possono contare su di un referente politico nella loro opposizione alla natura gerarchica, burocratica, accentratrice dello stato.
Tutto il fronte delle lotte nelle istituzioni risulta d'altro canto fiaccato. Sono molteplici e vari i segni di questa generale smobilitazione del controllo democratico sulle istituzioni, che l'accordo impone. Essi vanno dalla prudenza che caratterizza la denunzia delle responsabilità democristiane nei processi per le trame fasciste e golpiste, al mancato approfondimento delle collusioni governative nella fuga di Kappler, al prevedibile affossamento dello scandalo di regime connesso al caso Lockheed. Il malcostume amministrativo e le ruberie di Stato rivelatisi in Friuli e nelle spartizioni di fette di potere economico, non hanno inoltre visto momenti di opposizione tali da risolversi almeno in un principio di mutamento delle prassi di potere sin qui seguite dalla classe dirigente.

Le illegalità innegabili

L'impiego di squadre speciali di poliziotti, la soppressione per un mese del diritto di manifestazione a Roma, la creazione di carceri « speciali » rappresentano innegabili illegalità e producono, con l'acquiescenza che accompagna questi episodi, un allarmante fenomeno di assuefazione alla criminalità del potere ed alla brutalità degli apparati. La tendenza controriformatrice in atto dal 1974, che ha comportatl) non solo il blocco di ogni proposta innovatrice come il nuovo Codice di Procedura Penale ma un arretramento della legislazione rispetto allo stesso codice Rocco, ha trovato, nell'accordo a sei, la sua definitiva sanzione politica e la premessa per ulteriori gravi sviluppi. L'accordo ha avuto un principio di attuazione 1'8 agosto scorso, con l'approvazione in commissione e quindi senza dibattito in aula, di tre leggi che ribadiscono la tendenza a scaricare autoritariamente sugli « utenti » I'inefficienza della macchina giudiziaria e introducono nuovi strumenti di repressione facilmente utilizzabili contro il dissenso politico e le lotte sociali (aggravamento di pena e arresto in flagranza per l'uso di caschi, sequestro e confisca dei covi).

Un'altra legge relativa ai permessi ai detenuti ha di fatto vanificato la più importante innovazione della riforma carceraria, riducendo le ipotesi in cui è possibile concedere i permessi e frapponendo ostacoli alla pratica usufruibilità da pare degli interessati. Altri e più autoritari progetti, tra cui il famigerato fermo di polizia, I'estensione delle perquisizioni e delle intercettazioni, sono in cantiere nel.'agenda parlamentare o governativa.

Situazione grave

L'involuzione del quadro costituzionale determinata da questa legislazione è sempre più spesso giustificata come una necessità: la difesa dello Stato contro l'eversione crescente. Si tratta di una parola d'ordine che apre la via allo scivoloso terreno delle abdicazioni dei diritti costituzionali, secondo una tendenza ormai generale in tutti i paesi di capitalismo avanzato.

Ma anche sul piano dell'efficienza repressiva si tratta di risposte destinate a non raggiungere lo scopo, perché incapaci di fronteggiare fenomeni che hanno origine precisa nella marginalizzazione crescente di larghe masse, espulse o mai entrate nel processo produttivo, e rese disperate dalla disgregazione politica e culturale.

Contro chi non si allinea prontamente all'interno delle istituzioni a questa ideologia dell'ordine e dello stato di emergenza, vengono messe in atto misure più drastiche di persuasione: i giudici di sorveglianza rei di una applicazione liberale della riforma carceraria, vengono puniti con la sospensione dell'incarico una intera corrente di magistrati, che aveva avanzato preoccupazioni sulla involuzione del quadro politico e legislativo, viene tenuta sotto la costante minaccia di sanzioni disciplinari.

La stabilità politica è assunta come valore fondamentale: le lotte sociali e le proteste politiche, indotte dai sempre crescenti bisogni (manifestazioni dei disoccupati, occupazioni di case, proteste giovanili, ecc.) sono così in questi ultimi mesi divenute le punte di emersione della nuova « criminalità » politica. I preoccupanti livelli di repressione risultanti da questo quadro, la mancanza di una forza politica di reale opposizione che si faccia carico di un controllo sugli apparati statali ci sembrano i connotati più gravi della situazione: è su questi dati che riteniamo di dover richiamare l'attenzione e il dibattito all'interno della sinistra.

Giangiulio Ambrosini
Diego Benanti
Antonio Bevere
Romano Canosa
Corradino Castriota
Gabriele Cerminara
Fausto Ciuchini
Giuseppe Di Lello
Gaetano Dragotto
Aurelio Galasso

Bianca Lamonaca
Franco Misiani
Franco Marrone
Riccardo Morra
Filippo Paone
Ernesto Rossi
Luigi Saraceni
Gianfranco Viglietta
Aldo Vitozzi
Massimo Gaglione (tutti di Magistratura Democratica).

il background politico della giudice Nicoletta Gandus

27/05/2009

Magistratura Democratica; il background politico della giudice Nicoletta Gandus, chiamata a giudicare sul processo Mills - Berlusconi


Magistratura democratica si caratterizza per un'ispirazione ideologica di sinistra e per questo in passato ha spesso trovato punti di corrispondenza nell'azione politica del Partito Comunista Italiano e della sinistra extraparlamentare, e di partiti quali Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e le correnti di sinistra del Partito Democratico nel contesto politico attuale.
 
MD, fondata a Bologna il 4 luglio 1964, ha visto progressivamente crescere il proprio peso all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati e conta oggi circa 900 aderenti.
 
Nel 1969 gli aderenti a MD si divisero in due parti: la prima rimase appunto all'interno di Magistratura Democratica, la seconda (guidata da Adolfo Beria d’Argentine) uscì da MD e confluì nel movimento "Impegno Costituzionale".
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Il gruppo di "Impegno Costituzionale" contestava lo spirito fanatico e antidemocratico dei membri di MD, e in particolare l'atteggiamento di ambiguità o di approvazione nei confronti dei militanti violenti delle organizzazioni di estrema sinistra e del nascente terrorismo.
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Qui potete leggere un documento di Magistratura Democratica piuttosto indicativo.
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Qui potete leggere l'ultimo documento di Magistratura Democratica.
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Csm, eletti i giudici togati 2010

Csm, eletti i giudici togati: Magistratura democratica in calo, un seggio in meno

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Risultato

Sei rappresentanti di Unicost, tre di Magistratura indipendente, tre di Movimento per la Giustizia e tre di Magistratura democratica, più un "indipendente". Md, la corrente di sinistra delle toghe, perde un rappresentante, passando da 4 a 3

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Roma - Perde la sinistra e avanzano i moderati. È questo il quadro che emerge dalle votazioni di domenica e lunedì scorsi dei magistrati per le elezioni dei 16 consiglieri togati al prossimo Csm (quello in carica scade a fine luglio). In termini di seggi sono pochi gli spostamenti: Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che aveva presentato i propri candidati assieme al Movimento per la Giustizia sotto il nome di «Area», perde un seggio, passando da quattro a tre consiglieri.
Non lo conquista però nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unicost, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la Giustizia e a Magistratura Indipendente, il gruppo più moderato, che cresce molto in termini di voti, ma che non è riuscito a strappare nessun seggio in più. Sono suoi comunque i candidati più votati, sia per la categoria dei pm (il sostituto procuratore romano Antonello Racanelli), sia per la categoria dei giudici di merito (il presidente di sezione del tribunale di Palermo Tommaso Virga).
Il seggio perso da Md va a sorpresa al giudice di Venezia Paolo Corder, che in passato ha fatto parte della giunta dell’Associazione nazionale in quota Unicost, e che stavolta si è presentato come indipendente. Tra i nuovi consiglieri c’è uno dei gip storici di Mani Pulite, Paolo Carfì, e uno dei pm di Bari che ha condotto le indagini sul ministro Fitto, Roberto Rossi, entrambi del Movimento per la Giustizia.
Quella di Md è una sconfitta che brucia, sia perchè è consecutiva a quella di quattro anni fa, quando la corrente era passata da cinque a quattro consiglieri, sia perchè la riporta a dimensioni ristrette che aveva prima del 1994. «Il Csm si sposta a destra», commenta il nuovo consigliere del Csm Vittorio Borraccetti, eletto nelle liste di Md per la categoria dei pm, colpito anche dal fenomeno «alto numero di schede bianche», triplicate rispetto al 2006. «È il segno che nella magistratura c’è una certa sfiducia verso il Csm. D’altra parte siamo oggetto di una denigrazione sistematica, che evidentemente qualcosa ha lasciato».
«I magistrati non sono più affascinati dalle ideologie: vogliono un sistema che funzioni meglio. E hanno premiato la nostra concretezza» dice Antonietta Fiorillo, leader di Magistratura Indipendente, spiegando così il «successo» in termini di voti della sua corrente. Va oltre il consigliere del Csm Cosimo Ferri: «I risultati elettorali delegittimano l’operato dell’Anm», afferma, invitando gli attuali vertici a riflettere. E sempre dal Csm Pino Berruti (Unicost), sostiene che il risultato «riafferma la centralità istituzionale del nostro gruppo».
Proprio perchè maggioritaria, Unicost ha sempre pesato nella scelta successiva del vicepresidente del Csm tra i componenti laici che il Parlamento dovrà designare. Sinora i togati non hanno mai eletto un vice presidente espressione dell’attuale maggioranza politica e la vittoria dei moderati alle elezioni dei togati, secondo alcuni, potrebbe rafforzare l’ipotesi di una candidatura di Michele Vietti, vice presidente del gruppo Udc alla Camera e in passato lui stesso consigliere del Csm.

membri magistratura democratica

I componenti del Consiglio Nazionale eletti dal XVI Congresso Nazionale, tenutosi a Roma dall'8 all'11 febbraio 2007, sono: Marisa Acagnino, Silvia Albano, Vittorio Borraccetti, Edmondo Bruti Liberati, Daniele Cappuccio, Linda D'Ancona, Donatella Donati, Valeria Fazio, Gianfranco Gilardi, Maria Rosaria Guglielmi, Giovanna Ichino, Manuela Massenz, Francesco Menditto, Luca Minniti, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Santalucia, Emilio Sirianni, Anna Luisa Terzi, Fabrizio Vanorio e Francesco Vigorito. Il 3 marzo 2007 il Consiglio Nazionale ha poi eletto: il Presidente Edmondo Bruti Liberati ed il Segretario Generale Rita Sanlorenzo. Il Comitato esecutivo centrale, eletto il 3 marzo 2007, è composto dal Segretario Generale Rita Sanlorenzo e da: Marisa Acagnino, Silvia Albano, Linda D'Ancona, Donatella Donati, Valeria Fazio, Luca Minniti, Giuseppe Santalucia, Emilio Sirianni, Fabrizio Vanorio. Tesoriere nazionale è stato nominato

Pm fanatici danneggiano le persone e provocano sofferenze

Il Pg Galgano: «Pm fanatici danneggiano le persone e provocano sofferenze» PDF Stampa E-mail

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di GIANLUCA ABATE
NAPOLI- Intervista a Vincenzo Galgano — procuratore generale della Repubblica, la più alta carica della magistratura inquirente nel distretto di corte d’appello di Napoli — siede sulla stessa sedia che occupava esattamente sei mesi fa, quando una sua dichiarazione   («Ci sono pm che perseguono interessi personali») scatenò un terremoto all’interno della Procura  

e portò all’apertura di  un’ indagine del Csm. Correva il 14 aprile 2009 è il Pg decise di intervenire direttamente nello scontro tra alcuni sostituti e il capo dei pm, conflitto scaturito dalla decisione di Giovandomenico Lepore di stralciare dall’inchiesta sui rifiuti le posizioni del sottosegretario di Stato Guido Bertolaso e del prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Sei mesi dopo, la situazione non è cambiata. Cominciamo da quel documento di Magistratura democratica, l’ala di sinistra delle toghe,L’ha letto? «Sì. Toni irritanti. Dichiarazione irragionevole. Fossi in loro lascerei perdere, non gli conviene...».«La sostanza è che i colleghi di Md hanno trascurato di considerare che chi esercita la funzione giudiziaria deve obbedire alla propria professionalità e alla propria coscienza». La Procura ha chiesto l’ar­chiviazione delle accuse più gravi per Bertolaso e Pansa, ma continua a ipo tizzarle nei confronti degli altri: non è una disparità di trattamento?
«Qui si dimentica, o si vuol dimenticare, che la parola finale spetta a un giu dice, non a questo o quel pm. E poi non ho capito bene chi debba decidere che un magistrato ha fatto bene e che il suo collega ha sbagliato».
Se non lo sa lei...
«La persona che ha adottato questa decisione è un magistrato perbene, non un mascalzone. Ora, come si fa a dire che l’imputazione più lieve è quella sbagliata? È una cosa che stabilirà il giudice: il quale, beninteso, potrebbe anche decidere di ipotizzare reati più gravi. Accusare il procuratore di aver adottato decisioni per non ostacolare l’attività del Governo è una cosa fuori dal mondo. E, guarda caso, chi l’ha difeso pubblicamente? Paolo Mancuso, uno certamente non sospettabile di rapporti di amici­zia con il Governo e con il suo premier ».Vuol dire che c’è qualche pm che sbaglia ad applicare le   norme?
«Ci sono casi in cui la certezza delle proprie idee diventa fanatismo. E uno degli effetti di questa eccessiva sicurezza è quello di non percepire le opinioni degli altri, di entrare in un meccanismo di irrealtà e di errore, insistendovi».                                                                                            Quali?
«C’è il rischio che il fanatismo di alcu ni pm venga strumentalizzato dall’ester no per lotte politiche, campagne di stampa, trame cui la magistratura do vrebbe rimanere estranea. La conseguenza è un enorme danno all’ufficio del pubblico ministero».

Rischiano anche i cittadini?
«Il fanatismo di questi magistrati pro voca sofferenze alla gente e alla colletti vità. È un costo che i cittadini devono pagare all’autonomia della funzione giu risdizionale ».Ingegni a parte, pensa che i magistrati di oggi siano meno bravi di quel li di ieri?
«Il calo di qualità non è né inferiore né superiore a quello di tutti gli ambienti professionali. Però c’è stato, anche se compensato da alcune eccellenze. È la storia del nostro Paese, del Sud in particolare. Gli altri hanno cento cavallucci. Noi dieci stalloni di razza, ma 90 asini».

(intervista al Corriere del Mezzogiorno del 15 ottobre 2009)

cosa propone Magistratura Democratica per la Giustizia 2009

lunedì 21 settembre 2009

cosa propone Magistratura Democratica per la Giustizia

Occorre proseguire in questa direzione concentrando l'azione sui temi più scottanti e sensibili:  l'immigrazione, che costituisce banco di prova della democrazia e della tenuta dei principi di civiltà e di uguaglianza su cui si fonda il patto costituzionale ,  il carcere, e l'aumento della popolazione carceraria, dovuto al'aumento della criminalizzazione, piuttosto che al dato oggettivo dell'aumento dello della criminalità;  il diritto dell'economia, a fronte di una crisi che sconfessa ogni fiducia illimitata nella capacità del mercato di fornire a tutti garanzie ed opportunità;  il processo penale e la sua evoluzione dopo l'introduzione del modello accusatorio, ribadendone la funzione di accertamento dei fatti di reato e delle responsabilità individuali, nel pieno rispetto delle regole e delle garanzie sin dalla fase delle indagini;  il sequestro e la confisca dei profitti illeciti e dei patrimoni di mafia, con una ricognizione dell'attività giudiziaria in materia di misure di prevenzione patrimoniali, anche alla luce delle recenti modifiche normative;  il funzionamento della giustizia civile quale tramite di tutela efficace e tempestiva dei dritti individuali e collettivi di fondamentali principi di uguaglianza.  Magistratura democratica intende continuare nel suo impegno a fianco dei colleghi che operano nelle realtà più difficili e disagiate, esponendosi in condizioni ambientali spesso compromesse per affermare il valore della legalità. La vicinanza, anche fisica, alle realtà meridionali, deve continuare, per supportare l'azione dei singoli, sia sul piano del presidio della legalità, sia su quello della denuncia delle situazioni opache, se non colluse, all'interno degli uffici.  In materia di diritto del lavoro, Md intende contrastare con forza il processo di riduzione dei controlli attraverso l'ampliamento dello spazio di discrezionalità del datore di lavoro, strategicamente rivolto all'indebolimento dell'unità sindacale, ed alla compressione del ruolo della giurisdizione: occorre riportare il focus dell'intervento giurisdizionale sulla persona e sulla dignità del lavoro e del lavoratore, fondamento della nostra Costituzione e delle Carte europee. E' imprescindibile un intervento riformatore serio sul sistema italiano di welfare, efficace ed equo e capace di realizzare forme di inclusione attiva di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla forma contrattuale del rapporto, auspicando l'introduzione di forme di tutela universalistica dei "minimi vitali", funzionale ad evitare che consistenti fasce di popolazione scivolino verso la povertà e la compromissione dei diritti di cittadinanza, civili, politici e sociali.  MD rinnova il proprio impegno in favore della riapertura del processo di costituzionalizzazione dell'Unione e più in generale per una profonda democratizzazione del suo sistema decisionale attraverso il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo e delle forme di partecipazione della società civile e dei cittadini alla sfera pubblica europea. Tappa essenziale di questo riavvio del "discorso costituzionale" rimane la ratifica definitiva del Trattato di Lisbona che consente di conservare le innovazioni più significative del vecchio Progetto di costituzione europea, a cominciare dalla formale obbligatorietà della Carta dei diritti dell'U.E. MD ribadisce l'urgente necessità del rafforzamento del capitolo sociale dell'Unione a fronte della crisi economica internazionale e dei rischi di disoccupazione di massa e delle difficoltà in cui si trovano i sistemi di tutela sociale nazionale, attraverso la predisposizione dei " minimi di trattamento comune" e la promozione del dialogo sociale. Ribadisce il suo impegno più che decennale per la costruzione e il completamento di un sistema di protezione dei diritti fondamentali multilivello incentrato sulla compenetrazione tra Costituzioni nazionali e Carte dei diritti sovranazionali e sul principio del " trattamento di miglior favore" che valorizza il ruolo del giudice ordinario come motore e cuore dell'intero sistema. Manifesta, in questa prospettiva, la propria soddisfazione per l'imponente "applicazione anticipata " della Carta di Nizza ad opera delle Corti i ogni livello .  Ricorda l'imponente lavoro realizzato da Medel in questi anni che ha intensificato i legami tra i gruppi professionali di vari paesi e guadagnato il ruolo di interlocutore privilegiato sia degli organi dell'UE che di quelli del Consiglio d'Europa. Il confronto e il rapporto tra magistrati europei, se si vuole una presenza garantistica efficace orientata ai valori del costituzionalismo europeo, si rivela come una risorsa strategicamente decisiva.  Approvato all'unanimità, Modena 29 marzo 2009

statuto magistratura democratica

Scopi e Statuto

Magistratura democratica è un'associazione aperta alla adesione di tutti i magistrati (art. 1 dello statuto) che aderisce, in sede nazionale, all'Associazione nazionale magistrati (ANM) e, in sede europea, a Magistrats europeèns pour la démocratie et les libertés (Medel).
Pur essendo una componente dell'Anm, md ha, rispetto a quest'ultima, una precisa autonomia, non solo in termini statutari, ma anche nella concreta partecipazione alle iniziative delle due associazioni: è possibile l'adesione a md senza adesione all'Anm.
Md ha organi di stampa propri (Il Notiziario, Questione Giustizia e Diritto, immigrazione e cittadinanza, quest'ultimo curato insieme all'ASGI), e aderisce -come detto - a Medel di cui non fa parte l'Anm.
Gli scopi di md non sono contenuti nello statuto ma sono chiaramente desumibili, oltre che dalla sua storia, da quelli indicati nello statuto di Medel, il cui art. 3 recita:
"L'Associazione ha come obiettivi:
  1. lo sviluppo di una cultura giurisdizionale europea fondata sul rispetto, in ogni circostanza, dei principi dello Stato di diritto democratico, tra i quali spiccano in primo luogo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
  2. la protezione delle differenze tra gli esseri umani e dei diritti delle minoranze, specialmente dei diritti degli immigrati e dei meno abbienti, in una prospettiva di emancipazione sociale dei più deboli;
  3. il sostegno all'integrazione comunitaria europea, in vista della creazione di una unione politica europea preoccupata della giustizia sociale;
  4. la difesa dell'indipendenza del potere giudiziario nei confronti sia di ogni altro potere che di interessi particolari;
  5. la ricerca e la promozione delle tecniche organizzative idonee a garantire un servizio giudiziario rispondente al principio di trasparenza e tale da permettere il controllo dei cittadini sul suo funzionamento;
  6. la democratizzazione della magistratura, nel reclutamento e nelle condizioni di esercizio della professione, sostituendo il principio democratico a quello gerarchico, specialmente nel governo del corpo giudiziario;
  7. l'affermazione del diritto dei magistrati, come di tutti i cittadini, alle libertà di riunione e azione collettiva;
  8. la promozione di una cultura giuridica democratica tra i magistrati dei diversi paesi, attraverso lo scambio di informazioni e lo studio di argomenti comuni."

Il dossier sugli «sprechi» del Cnr 2011

«dirigenti pagati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche ma impiegati in altri enti»

Il dossier sugli «sprechi» del Cnr

La Ragioneria dello Stato: irregolarità anche sui conti Fondi mai usati. Bilanci con oltre diecimila variazioni

«dirigenti pagati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche ma impiegati in altri enti»
Il dossier sugli «sprechi» del Cnr
La Ragioneria dello Stato: irregolarità anche sui conti Fondi mai usati. Bilanci con oltre diecimila variazioni
Luciano Maiani (LaPresse)
Luciano Maiani (LaPresse)
MILANO
- Che il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) fosse in rosso era già tristemente noto. Ma il documento riservato a firma del Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, già inviato per le opportune verifiche alla Procura generale della Corte dei Conti lo scorso 9 marzo, cade ora come un macigno sulla testa del fisico di fama e presidente del Cnr dal 2008, Luciano Maiani. Il linguaggio è quello degli ispettori della finanza. L'oggetto sono i soldi pubblici. E come in un copione consunto il contenuto sembra iscriversi a pieno titolo al capitolo «sprecopoli». Insomma, non ci sono solo i tagli anoressici assestati dal governo Berlusconi alla ricerca in questi ultimi anni tra le cause del rosso.
Qui la lista dei casi di malagestione è impressionante: «Inattendibilità della rappresentazione finanziaria risultante dal bilancio di previsione», anche per «l'abnorme numero di variazioni di bilancio (circa 10 mila ogni anno), talune delle quali successive alla fine dell'esercizio». Con il risultato che tra bilancio previsionale, quello conclusivo e le somme effettivamente accertate dagli ispettori balla un quarto del totale a causa della pratica di «escludere buona parte degli introiti che gli Istituti sono in grado di acquisire all'esterno per finanziare le ricerche»; ancora, «gravi irregolarità nell'utilizzo di alcuni immobili», un patrimonio che nel 2009 risultava di 646 milioni di euro. E non solo per il caso, già emerso, del complesso in località Anacapri, da adibire a un centro congressuale a livello internazionale che mai è stato avviato e mai ci sarà visto che - a soli due mesi dalla fine del restauro costato al ministero dell'Istruzione 2,48 milioni - il board del Cnr aveva deliberato che «la struttura non risultava funzionale alle esigenze dell'ente» (le aste per la cessione sono andate tutte deserte). Spunta ora un «mancato utilizzo di finanziamenti sempre del Miur per la ristrutturazione di un edificio situato in località Calata Porta di Massa, Napoli». Si tratta di 12,271 milioni che dovevano servire per il completamento della ristrutturazione dell'Istituto per l'ambiente marino costiero. Lavori lasciati a metà a causa dell'occupazione abusiva da parte di una ditta privata, l'Officina meccanica Fratelli Solla, srl. Una situazione che va avanti dal 2006. Ci sono poi gli appartamenti romani venduti dal Cnr nel 2006 e ripresi in affitto con un costo che negli ultimi quattro anni è stato di 7,9 milioni, un quarto di quanto incassato: una gestione del tutto antieconomica.

Nel documento, nero su bianco, ce n'è per tutti. Al capitolo gestione del personale risultano addirittura dei dirigenti in posizione di comando e in forze presso altre realtà il cui stipendio è pagato dal Cnr, come se non avesse già abbastanza problemi con il proprio «buco». Le persone in questa situazione sono decine con un onere complessivo a carico del Cnr di 3,5 milioni. In particolare si legge di 4 dirigenti per il progetto San Marco pagati nonostante la convenzione sia scaduta nel 2009: da due anni. Stessa situazione risulta per l'Università degli Studi di Palermo. Sarà ora la magistratura contabile a soppesare l'eventuale rilevanza penale delle 108 pagine della relazione sulla verifica amministrativo-contabile eseguita dagli ispettori Filippo D'Alterio e Patrizia Padroni nel corso del 2010 che accompagna la lettera di Canzio.
Le note di spese passate al vaglio dagli esperti e risultate incongrue sono centinaia. Come quelle relative all'anticipo richiesto dal Cnr dalla regione Lazio per finanziare dei corsi per pediatri in cui all'importo accertato pari a 314.916 euro fa eco un importo fatturato dall'ente alla Regione di 524.860 euro.
Tra i passaggi caldi c'è anche quello delle irregolarità delle partecipazioni societarie con la «mancata inerenza al perseguimento dei fini istituzionali del Cnr delle partecipazioni in Rete Ventures e Quantica Sgr». Una delle molte «guerre» su cui si è concentrato Maiani tra il 2009 e il 2010 insieme alla sua fedelissima, Manuela Arata. La società partecipata dal Cnr aveva avuto vita tranquilla fino a quando aveva vinto la maggiore fetta per la gara di Brunetta per il Fondo per il Sud. Da lì una scontro con i due manager di Quantica, Pierluigi Paracchi e Stefano Peroncini (usciti di recente), che si erano opposti alla partecipazione all'aumento di capitale da parte del Cnr per evitare la gestione troppo «pubblica» di fondi pubblico-privati per finalità private. A distanza di un anno il documento della Ragioneria sembra dargli ragione. Troppi gli intrecci e le opacità.
Massimo Sideri
22 maggio 2011(ultima modifica: 23 maggio 2011)

Cnr sotto accusa: troppi sprechi 1997

La relazione sulle gestioni dal 1991 al 1995 boccia il Consiglio nazionale delle ricerche. E alla Montalcini e' stato tolto lo stipendio

Cnr sotto accusa: troppi sprechi

La Corte dei conti: consulenze superpagate, laboratori fantasma, una sede che costa miliardi


----------------------------------------------------------------- La relazione sulle gestioni dal 1991 al 1995 boccia il Consiglio nazionale delle ricerche. E alla Montalcini e' stato tolto lo stipendio Cnr sotto accusa: troppi sprechi La Corte dei conti: consulenze superpagate, laboratori fantasma, una sede che costa miliardi MILANO - Misteri Buffi della scienza italiana. Il Consiglio nazionale delle ricerche toglie lo stipendio a Rita Levi Montalcini, classe 1909, premio Nobel per la medicina nel 1986, perche' "il suo contratto e' scaduto e non si puo' rinnovare". In compenso affida consulenze superpagate a emeriti sconosciuti, distribuisce soldi a pioggia per progetti improbabili e butta via miliardi per affittare laboratori fantasma in Irpinia. Se non ci credete, date una scorsa alla relazione sul Cnr che la Corte dei Conti ha presentato mesi fa in Parlamento. E' un documento impressionante. Coprendo gli esercizi dal 1991 al '95, non riguarda l'attuale presidente Lucio Bianco (fratello del "popolare" Gerardo), nominato nel luglio scorso per grazia ricevuta dall'Ulivo, semmai i suoi predecessori Rossi Bernardi e Garaci. Ma mette a nudo le incongruenze di un sistema che resiste gagliardamente alle riforme. A ottantotto anni, la signora Montalcini e' costretta a lavorare gratis come i volontari dell'Umbria, pagando di tasca propria le segretarie e accontentandosi di una "Brava" con autista. Intanto il glorioso ente dal quale dipende il suo istituto naviga negli sprechi e nell'inefficienza. Cosi' com'e', piu' che alla fucina di cervelli sognata da Volterra e da Marconi, assomiglia a un pachiderma burocratico. Tra il '91 e il '95, dice la relazione, il Cnr ha perso oltre quattrocento dipendenti (passando da un organico di 6847 persone a 6410), e di questi ben 380 erano ricercatori, mentre le assunzioni sono state soltanto 175. Risultato: nei laboratori le teste ingrigiscono, l'eta' media e' salita dai 42 anni del 1989 a quasi 48. E questo insufficiente ricambio generazionale - fa notare la Corte dei Conti - alla lunga incide negativamente sulla produttivita' scientifica "il cui vertice viene da molti studiosi collocato tra i 30 e i 40 anni". E infatti gli istituti del Cnr sfornano molte pubblicazioni sulle riviste internazionali, ma sempre meno brevetti, calati del 17 % in cinque anni malgrado l'aumento della dotazione finanziaria (da centosettanta a 204 miliardi). Tutto dipende da come vengono impiegati i quattrini. E' singolare che un ente pubblico preposto alla ricerca spenda per investimenti soltanto 24 miliardi l'anno, pari al 21 % del totale, contro i quasi 80 miliardi (69 % ) assorbiti dalle spese "di funzionamento", personale, affitti, bollette eccetera. Ma la Corte dei conti giudica altresi' "alquanto elevata la quota impegnata per missioni del personale": 11,9 miliardi, pari al 10 % del totale. Le migliori scoperte di certi ricercatori, a quanto pare, sono di natura geografica. L'ente non vuole scontentare nessuno. I "contributi di ricerca" elargiti a istituti universitari e a singoli professori non accennano a diminuire di numero, ma l'importo medio si e' ridotto da 12,3 a 9,4 milioni. "Si e' quindi accentuato - continua la relazione - quel fenomeno di polverizzazione che ha sempre caratterizzato questo tipo di interventi, ma che ora rischia di snaturarne la funzione. I costi della ricerca... sono divenuti cosi' elevati che non e' immaginabile considerare "contributo a un progetto di ricerca" un'assegnazione di pochi milioni; questa finisce per assumere la connotazione di generica integrazione degli introiti dell'istituto o del reddito dello studioso". I piu' fortunati (o i piu' meritevoli) si prendono qualcosa di piu' delle briciole. Parliamo dei "Superesperti", istituiti dal ministro Ruberti nel 1988, tra i quali spiccano il Nobel Renato Dulbecco, il genetista Luca Cavalli - Sforza e, fino al giugno del '96, la stessa Levi Montalcini. Dati gli stipendi che prendono (in media 150 milioni annui lordi, con punte di 220), si presume che questi signori rispondano ai requisiti voluti dalla legge, che siano cioe' "esperti di alta qualificazione e documentata esperienza", e che il loro incarico sia legato "all'attuazione di un progetto". Invece "dall'esame delle schede individuali si ha motivo di dubitare che queste condizioni siano state sempre puntualmente rispettate". Non e' certo il caso delle persone che abbiamo menzionato, tutti scienziati di chiara fama, ma di altri i cui meriti parentali o amicali sovrastano i titoli scientifici. Ma il capitolo piu' interessante e' quello degli investimenti immobiliari. Nel settembre del 1990 il Cnr stipulo' un contratto di locazione per un palazzo di sei piani piu' due interrati ad Avellino (patria di Ciriaco De Mita), per adibirlo a sede dell'Istituto di "scienza dell'alimentazione" (sic). Canone annuo 2,5 miliardi, poi ridotti a 1,8. L'istituto fu formalmente costituito solo nel '93, e due anni dopo risultava impiegare ben diciotto persone. Ma ci vuol poco a immaginare che altri, nel frattempo, si siano "alimentati". Scientificamente.
Chiaberge Riccardo
Pagina 15
(29 novembre 1997) - Corriere della Sera