La relazione sulle gestioni dal 1991 al 1995 boccia il Consiglio nazionale delle ricerche. E alla Montalcini e' stato tolto lo stipendio
Cnr sotto accusa: troppi sprechi
La Corte dei conti: consulenze superpagate, laboratori fantasma, una sede che costa miliardi
----------------------------------------------------------------- La relazione sulle gestioni dal 1991 al 1995 boccia il Consiglio nazionale delle ricerche. E alla Montalcini e' stato tolto lo stipendio Cnr sotto accusa: troppi sprechi La Corte dei conti: consulenze superpagate, laboratori fantasma, una sede che costa miliardi MILANO - Misteri Buffi della scienza italiana. Il Consiglio nazionale delle ricerche toglie lo stipendio a Rita Levi Montalcini, classe 1909, premio Nobel per la medicina nel 1986, perche' "il suo contratto e' scaduto e non si puo' rinnovare". In compenso affida consulenze superpagate a emeriti sconosciuti, distribuisce soldi a pioggia per progetti improbabili e butta via miliardi per affittare laboratori fantasma in Irpinia. Se non ci credete, date una scorsa alla relazione sul Cnr che la Corte dei Conti ha presentato mesi fa in Parlamento. E' un documento impressionante. Coprendo gli esercizi dal 1991 al '95, non riguarda l'attuale presidente Lucio Bianco (fratello del "popolare" Gerardo), nominato nel luglio scorso per grazia ricevuta dall'Ulivo, semmai i suoi predecessori Rossi Bernardi e Garaci. Ma mette a nudo le incongruenze di un sistema che resiste gagliardamente alle riforme. A ottantotto anni, la signora Montalcini e' costretta a lavorare gratis come i volontari dell'Umbria, pagando di tasca propria le segretarie e accontentandosi di una "Brava" con autista. Intanto il glorioso ente dal quale dipende il suo istituto naviga negli sprechi e nell'inefficienza. Cosi' com'e', piu' che alla fucina di cervelli sognata da Volterra e da Marconi, assomiglia a un pachiderma burocratico. Tra il '91 e il '95, dice la relazione, il Cnr ha perso oltre quattrocento dipendenti (passando da un organico di 6847 persone a 6410), e di questi ben 380 erano ricercatori, mentre le assunzioni sono state soltanto 175. Risultato: nei laboratori le teste ingrigiscono, l'eta' media e' salita dai 42 anni del 1989 a quasi 48. E questo insufficiente ricambio generazionale - fa notare la Corte dei Conti - alla lunga incide negativamente sulla produttivita' scientifica "il cui vertice viene da molti studiosi collocato tra i 30 e i 40 anni". E infatti gli istituti del Cnr sfornano molte pubblicazioni sulle riviste internazionali, ma sempre meno brevetti, calati del 17 % in cinque anni malgrado l'aumento della dotazione finanziaria (da centosettanta a 204 miliardi). Tutto dipende da come vengono impiegati i quattrini. E' singolare che un ente pubblico preposto alla ricerca spenda per investimenti soltanto 24 miliardi l'anno, pari al 21 % del totale, contro i quasi 80 miliardi (69 % ) assorbiti dalle spese "di funzionamento", personale, affitti, bollette eccetera. Ma la Corte dei conti giudica altresi' "alquanto elevata la quota impegnata per missioni del personale": 11,9 miliardi, pari al 10 % del totale. Le migliori scoperte di certi ricercatori, a quanto pare, sono di natura geografica. L'ente non vuole scontentare nessuno. I "contributi di ricerca" elargiti a istituti universitari e a singoli professori non accennano a diminuire di numero, ma l'importo medio si e' ridotto da 12,3 a 9,4 milioni. "Si e' quindi accentuato - continua la relazione - quel fenomeno di polverizzazione che ha sempre caratterizzato questo tipo di interventi, ma che ora rischia di snaturarne la funzione. I costi della ricerca... sono divenuti cosi' elevati che non e' immaginabile considerare "contributo a un progetto di ricerca" un'assegnazione di pochi milioni; questa finisce per assumere la connotazione di generica integrazione degli introiti dell'istituto o del reddito dello studioso". I piu' fortunati (o i piu' meritevoli) si prendono qualcosa di piu' delle briciole. Parliamo dei "Superesperti", istituiti dal ministro Ruberti nel 1988, tra i quali spiccano il Nobel Renato Dulbecco, il genetista Luca Cavalli - Sforza e, fino al giugno del '96, la stessa Levi Montalcini. Dati gli stipendi che prendono (in media 150 milioni annui lordi, con punte di 220), si presume che questi signori rispondano ai requisiti voluti dalla legge, che siano cioe' "esperti di alta qualificazione e documentata esperienza", e che il loro incarico sia legato "all'attuazione di un progetto". Invece "dall'esame delle schede individuali si ha motivo di dubitare che queste condizioni siano state sempre puntualmente rispettate". Non e' certo il caso delle persone che abbiamo menzionato, tutti scienziati di chiara fama, ma di altri i cui meriti parentali o amicali sovrastano i titoli scientifici. Ma il capitolo piu' interessante e' quello degli investimenti immobiliari. Nel settembre del 1990 il Cnr stipulo' un contratto di locazione per un palazzo di sei piani piu' due interrati ad Avellino (patria di Ciriaco De Mita), per adibirlo a sede dell'Istituto di "scienza dell'alimentazione" (sic). Canone annuo 2,5 miliardi, poi ridotti a 1,8. L'istituto fu formalmente costituito solo nel '93, e due anni dopo risultava impiegare ben diciotto persone. Ma ci vuol poco a immaginare che altri, nel frattempo, si siano "alimentati". Scientificamente.
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