da IL GIORNALE
Franco Debenedetti
- Dom, 17/02/2013 - 08:26
Monti è stato chiamato per mettere in
sicurezza il paese: l'ha fatto aumentando le tasse. Un'indigestione:
nell'ultimo anno e mezzo, cioè sommando le ultime di Berlusconi, 4 punti
di Pil, 105 miliardi di aumento di imposte, contro 43 miliardi di tagli
di spese. È stata la scelta giusta? Era l'unica?
....
Tutte le tasse sono recessive. Quanto ogni
punto di Pil di tasse riduca il Pil stesso, dipende dalla struttura
economica del paese. (...)
....
Una legge per imporre tasse è semplice
scriverla, rapido approvarla, facile farla eseguire. Una legge sui tagli
è complicato scriverla, pieno d'insidie farla approvare, difficile
proteggerla nel tempo. La ragione è la solita: le tasse sono una
tosatura più o meno su tutti, oltretutto le processioni dei flagellanti
predicano che così diminuiscono le disuguaglianze. Invece le riforme
toccano gli interessi che si sono organizzati proprio a difesa di
piccole e grandi rendite. Con le tasse si toccano le tasche, per fare le
riforme bisogna cambiare le teste.
Monti, tanto determinato nel voler
cambiare la testa degli europei, se si tratta di cambiare quelle degli
insegnanti, dei professori, dei medici, degli impiegati pubblici, degli
artigiani delle scatole cinesi, di sindacati e magistrati, esita: e
tassa. (...)
E Monti dimostra ai creditori che hanno ragione, che non
c'è da fidarsi: perché, invece di usare la pressione dello spread per
vincere le resistenze, usa in Italia la sua autorevolezza per tassare.
...
In un paese come l'Italia, in cui le tasse
sono alte, e le spese spaventosamente inefficienti, la solvibilità si
garantisce con riduzioni di spesa e non con aumenti di tasse.
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