L'autore ripercorre la storia dell'imperialismo, del colonialismo e della decolonizzazione che hanno stravolto i sistemi economici e profondamente mutato gli scenari culturali di tutte le aree del mondo, ed hanno portato ad una assimilazione ed uniformazione ai valori occidentali. Cerca quindi di identificare la natura del soggetto di questi processi: l'occidente. Lo definisce come un'entità non più solo geografica, ma ideologica, che è stata caratterizzata dal sentirsi espressione di una razza bianca, fino all'ingresso del Giappone a pieno titolo nella sua sfera. Fondamentale è l'aspetto religioso inoltre, con l'universalità del messaggio cristiano e l'individualismo protestante alla base della politica dei diritti umani e dell'utilitarismo. Da questi valori scaturisce il messaggio etico che si attribuisce l'occidente: la missione di liberazione degli uomini dall'oppressione e dalla miseria. Ma per Latouche:
| « La riduzione dell'Occidente alla pura ideologia dell'universalismo umanitario è troppo mistificatrice senza peraltro evitare le insidie del solipsismo culturale che porta direttamente all'etnocidio. È difficile dissociare il versante emancipatore, quello dei Diritti dell'uomo, dal versante spoliatore, quello della lotta per il profitto. » |
Secondo Latouche l'interpretazione del fenomeno imperialista/coloniale data dalle analisi marxiste non è sufficiente: concentrarsi sul lato economico, sulla necessità di spazi per il capitale e sullo sfruttamento porta a non vedere il dinamismo culturale ad essi connesso. Il "terzo mondo" viene sempre descritto in condizione di abbandono. Questa condizione è causata da una deculturazione che si aggrava a causa della terapia: le politiche di "sviluppo":
« L'introduzione dei valori occidentali, quelli della scienza, della tecnica, dell'economia, dello sviluppo, del dominio della natura sono basi di deculturazione. Si tratta di una vera e propria conversione.[...] Il veicolo di essa non può essere la violenza aperta o il saccheggio sia pure mascherato in scambio mercantile ineguale: è il dono. »
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